Mentre Lorenzo Leone ha cominciato anche lui a intessere ragionamenti sulla vecchiaia (particolarmente significativi perché lui non è vecchio affatto!) io mi sono concentrato sul Saggio Magistrale di ROMOLO ROSSI (citato e commentato da Lorenzo) che ha fatto scattare la mia voglia di trattare in modo creativo questa fase dell'esistenza. Che di solito viene raccontata in modo stereotipato, quando addirittura non viene ignorata del tutto.
Avevo ragione! la prima impressione era giusta! Il saggio di Romolo Rossi, dall'andamento fin troppo brillante, in realtà è una infilata di digressioni alquanto discutibili.
Di questo scritto ne parlerò fino alla nausea (vostra). Perché intendo affrontare la questione a piccole dosi, un argomento per volta. E perché amo da morire fare il polemista. E Romolo Rossi, non si sa perché, mi fa prudere terribilmente le mani.
Oggi mi limiterò a dire che Romolo Rossi è nebuloso. Perché parla di anziani e di vecchiaia senza specificare le coordinate cronologiche di questa condizione.
In realtà tutto il suo discorso verte sulla decrepitezza, che è notoriamente la fase terminale della vecchiaia. Ma lui non lo specifica mai e quindi il lettore può credere che tutte le magagne che Rossi (con assai poca empatia) riscontra impietosamente nella vecchiaia, siano magagne che può avere il settantenne, come le può avere il novantenne: senza differenza!
Morale della favola: senectus ipsa est morbus (Publio Terenzio Afro): questo è il punto di vista non dichiarato del nostro.
Ma quale senectus?
A comprova di quanto veniamo sostenendo basterà il richiamo polemico che Rossi fa, in chiusura, a Cicerone, dal cui ottimismo ovviamente dissente: La vecchiaia mi è lieve, non solo non è molesta, ma anche gioconda.
Bene, quando Cicerone scrisse il De senectute, aveva solo 63 anni! E come è noto non morirà di vecchiaia.
Certo, Cicerone parlava fingendo di essere Catone il Censore (Cato maior) e di avere 83 di anni.
Ma neanche Catone, malgrado fosse già in zona rossa, era affetto dalla demenza senile.
Una patologia che invece Rossi, nel suo catastrofismo, sembra considerare, senza distinzione, il fardello che pesa sul groppone di tutti i vecchi (cosa ne penserà al proposito Giorgio Napolitano?).
Certo, Cicerone parlava fingendo di essere Catone il Censore (Cato maior) e di avere 83 di anni.
Ma neanche Catone, malgrado fosse già in zona rossa, era affetto dalla demenza senile.
Una patologia che invece Rossi, nel suo catastrofismo, sembra considerare, senza distinzione, il fardello che pesa sul groppone di tutti i vecchi (cosa ne penserà al proposito Giorgio Napolitano?).

Nessun commento:
Posta un commento