domenica 25 settembre 2016

VECCHIO, LASCIATI ANDARE OGNI TANTO!

Abbiamo visto come John Hawkes (Arance rosso sangue) rivaluta l'eros della maturità, giudicando goffo e maldestro l'eros della giovinezza. Un colpo inferto al pensiero unico, cioè all'ideologia americana del corpo giovane. Un colpo che non modificherà sicuramente le convinzioni vigenti. Ma intanto... come si suol dire, gutta cavat lapidem...
Con Arance rosso sangue siamo nel 1970. Facciamo ora un salto indietro di 400 anni e vediamo cosa ha da dirci in proposito un vero saggio come Michel de Montaigne (La torre del filosofo).



"Le  condizioni della vecchiaia mi ammoniscono fin troppo, mi rendono saggio e mi fanno la predica. Dall'eccesso di gaiezza sono caduto in quello della severità più fastidiosa: è il motivo per cui mi lascio andare adesso un po' alla sregolatezza a bella posta, e occupo talvolta l'animo con dei pensieri folli e giovani...". 

Altro che rivalutazione della senilità in stile Ciceroniano! Qui non ci si limita a teorizzare la necessità di tenere sotto controllo gli istinti, evitando ogni eccesso, come predicavano i Greci e i Romani (da cui la "superiorità" della vecchiaia). Qui l'imperativo  di restare padroni di se stessi, che Montaigne avverte come un imperativo categorico, lo porta a forzare il principio del giusto mezzo, attribuendo alla vecchiaia il compito (udite, udite!), di pazziare ogni tanto. Cioè di rinunciare ogni tanto all'esercizio della moderazione e della compostezza, che invece conviene ai giovani, portati di loro all'eccesso.


"La saggezza ha i suoi eccessi e non ha minor bisogno di moderazione che la follia."

Insomma: va bene che Alcibiade si dia una calmata. Ma è anche opportuno che Socrate ogni tanto si prenda un "anno sabbatico".



mercoledì 7 settembre 2016

OLTRE CICERONE




Cicerone elogia la vecchiaia, come è noto. E lo fa nel nome della atarassia. Il vecchio è colui che non soffre oramai più le pene d'amore e che non è più angustiato dai problemi della vita attiva.
Ma John Hawkes va ben oltre e addirittura rovescia lo schema di Cicerone, mettendo in discussione il luogo comune che vuole la giovinezza come l'età dei trionfi d'amore. Ascoltate per esempio come elogia l'erotismo dell'età matura attraverso le parole del protagonista di The Blood Oranges (1970), il fascinoso Cyril:


La giovinezza non ha il monopolio dell'Amore. La linfa non scorre solo nei giovani. In tutte le mie avventure e in tutti i miei studi diligenti ma spassionati della letteratura erotica non ho trovato nulla che giustificasse le espressioni felici di totale sicurezza che leggiamo in genere sui volti superficialmente attraenti di tanti giovani uomini e tante ragazze ancora giovani. Essere spavaldi, vivaci, col corpo tornito e lo sguardo limpido non significa necessariamente essere i più capaci fra coloro che vengono buttati al centro dell'arazzo rosa. Chiunque avesse un minimo d'occhio per il sesso avrebbe riconosciuto nelle figure pienamente mature del nostro quartetto (Cyril, Fiona, Hugh, Catherine) un'esperienza, una finalità e una costanza appena accennate nelle posture affettate delle ragazzine che se ne stanno con il pollice agganciato nel bikini e le gambe brune rigidamente divaricate. Eravamo quattro allora, non solo due, e nel nostro quartetto la linfa d'annata fluiva liberamente, fluiva e stillava e ribolliva come forse mai più. Può la giovinezza vantare tanto?

Dunque l'età matura che trionfa sulla giovinezza nell'Arazzo d'amore (questo il titolo con cui Arance rosso sangue è originariamente apparso in Italia).
Ammettiamolo: è un punto di vista nuovo per noi, che siamo condizionati dal mito americano della giovinezza. Un punto di vista che meriterebbe di essere approfondito e difatti ci ripromettiamo di farlo.
Uno schiaffo per il catastrofismo giovanilista di Michel Houellebecq e per tutti coloro, come lui, che ritengono spacciati (leggi da rottamare) quelli che non esibiscono più un corpo perfetto (riviste di moda, stilisti, pubblicitari...).  
Uno spostamento, alla fin fine, dell'asse concettuale erotico: dalla fisicità alla personalità, dal guardare al provare, dall'esibirsi al relazionarsi.





sabato 3 settembre 2016

MASCHIETTI E FEMMINUCCE




Anche con le migliori intenzioni e anche nelle cose più innocenti si può cadere nel sessismo, cioè in un atteggiamento che discrimina sulla base del sesso. Come in questo "innocente" manifesto, affisso in un comune lombardo, in prossimità dell'apertura dell'anno scolastico.
Lo so: oggi fare questo tipo di controdeduzioni, che negli anni sessanta venivano etichettate come controcultura, è decisamente out. Minimo minimo ti senti accusare di essere un radical-chic, cioè uno di quelli che leggono Le Monde e che hanno una visione elittaria del mondo (è successo a me su facebook di essere aggredito da due troll della Rete proprio perché citavo Le Monde). 
Oggi è di moda considerarci assolutamente tutti uguali. Non nei diritti, beninteso, e nei doveri, il che è sacrosanto. Ma anche nell'intelligenza, nella cultura, nella prestanza. Dopo di che abbiamo l'effetto Umberto Eco, ovverosia la rete invasa dai pensieri triti e ritriti di quelli che, ahimè, non sanno né pensare né scrivere, ma parlano e scrivono lo stesso ... ad abundantiam.

Tornando all'anno scolastico incipiente di Pietra de' Giorgi. Questo manifesto non indulge, beninteso, al melenso sessismo degli anni '50. 



Ma qualcosa di questa cultura, che in Italia è trasversale e sconfina in un tratto antropologico, trapela anche in questa affiche, dove il maschietto alza il braccio bello tronfio e sicuro di sé (io, io, maestra/o, lo so io...), mentre la bambina, chiaramente una orientale, è adagiata chete cheta con il mento sui libri (e sulla bandiera italiana) e guarda - soddisfatta, sorniona, oziosa? in tutti i casi passiva - verso di noi. Un mela (forse quella di Adamo ed Eva) fa da testimonial, insieme ai libri, alla bella scenetta.

Peccato che ragionar di stereotipi sessisti oggi non paghi, come ci testimonia Lorella Zanardo ne Il corpo delle donne, quando si sente chiedere dalle ragazze giovani: lei è una femminista, cioè una vecchia arrabbiata con il mondo e con gli uomini?

Ecco, in questo la Zanardo è stata molto lucida, ma forse troppo tenera. Il sessismo passa attraverso la mente e gli occhi degli uomini, ma troppo spesso vede le donne loro complici. Come nel caso citato, dove le ragazze rincarano il loro sessismo inconscio con una buona dose di ostilità nei confronti di quelle donne (le femministe) che non solo si rifiutano di essere prone al maschio, ma hanno per giunta il torto di essere anche delle vecchie.