Pare oramai assodato che per madre natura la vecchiaia conti come il due di picche.
Da vecchi si è già ottemperato al proprio dovere nei confronti della specie. Procreare. Dunque possiamo anche andare alla deriva, deteriorarci, sparire. Il genoma non ci fa invecchiare per cattiveria. Lo fa per convenienza. Largo ai generandi. Gli altri, rottamiamoli.
Questo bel musetto è il musetto di chi, stando a madre natura, deve abbagliare un esponente altrettanto giovane di sesso maschile e convincerlo a copulare per preservare la specie. Le fanciulle in fiore, dunque, prima ancora che un luogo letterario, sono una imposizione darwiniana.
Naturalmente l'uomo fa di testa sua e lo ha sempre fatto. Molte fanciulle il richiamo di madre natura, per svariati motivi, non lo avvertono. Se ne occupano i medici, gli psicologi, le riviste femminili. Ma non sempre con successo. Anche i maschi dimenticano a volte il loro "dovere", attratti dalla guerra, dal divano, dalla mamma.
Ciononostante, pur tralignando nei fatti, l'uman genere il suo tributo a madre natura lo offre pervicacemente lo stesso. La gioventù, oggi, è infatti quanto mai idolatrata, malgrado le coppie si facciano, si disfino e la prole venga sballottata di qua e di là.
Chi non è più in grado di generare per raggiunti limiti d'età, viene sì soccorso dalla medicina, che è una invenzione umana (gli altri animali non la conoscono). Ma, di suo, sembra che faccia di tutto per anticipare la rottamazione, indulgendo a costumi malsani e patogeni.
E in tutti i casi il vecchio non gode oggidì di molta considerazione, perché i nostri tempi svalutano il capitale umano e, come fa madre natura, sono attenti solo al tornaconto immediato.
Anche il capitale umano giovane peraltro viene sprecato, oggidì.
Ma questo è un altro discorso.

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