Non è la stessa cosa, beninteso, di Zazie nel metrò (1959). E' un po' più stucchevole. Certi accorgimenti (o tic?) di Queneau sono troppo scoperti, come il gusto per l'elencazione (ripresa in modo magistrale dal suo "allievo" Georges Perec) e per la ripetizione.
Ma se volete gustarvi in santa pace, cioè senza essere coinvolti più che tanto, i turbamenti, ingenui, ma scabrosetti, di una diciottenne irlandese cattolica, questo finto diario è perfetto.
Il mondo che le fa da cornice è improntato a un grigio squallore. Ma Queneau ne trae suoni più comici che tragici.
Il finale è invece tragico, anche se alla tragedia Raymond dedica si è no due righe.
La povera Sally, così esuberante nella sua biologia di fanciulla in fiore, è costretta a sposare un grullo perché la famiglia versa in difficoltà economiche.
'Sono davvero stufa. Voglio le aringhe allo zenzero, io. Perché non mangiamo più aringhe allo zenzero?' Dopo molti singhiozzi, la mamma mi ha spiegato il motivo: in casa non c'erano più soldi. Prima di andarsene, papà aveva arraffato quello che restava della vincita (...) Allora ho capito che la mia vita coniugale era cominciata.
Come vedete, si può invecchiare anche prima del tempo! Corpo giovane, mente rassegnata a quella famosa "perdita" con cui Romolo Rossi fa coincidere la vecchiaia.

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