giovedì 2 giugno 2016

SI PUO' ESSERE INFELICI ANCHE SENZA ESSERE VECCHI



Il titolo, ne convengo, contiene una ovvietà quasi fantozziana. Ma data la tendenza a stabilire l'equazione: vecchiaia, perdita, infelicità, sconfitta, scacco biologico-esistenziale, ho voluto chiamare al banco dei testimoni un romanzo di Saramago che non ha avuto molto successo (Lucernario) probabilmente perché si tratta di un romanzo giovanile (1953), pubblicato postumo (2011) e da lui praticamente "ripudiato".
Ebbene, questo romanzo, che si ambienta in un condominio, è  una galleria di casi umani toccati in modo diffuso dall'infelicità, dall'impotenza, dallo scontento. Si tratta in gran parte di persone a metà del guado. Che sono state sconfitte dalla vita medesima e non dal suo tramonto. Una versione in salsa portoghese dei casi umani di Sherwood Anderson, mi verrebbe da dire (ma Anderson è più rotondo, più fascinoso, più sinistro; in compenso Saramago ha una propensione molto latina verso il melodramma).
Per un'analisi dell'opera in rapporto ad altri romanzi incentrati, come questo, su un condominio, rimando a un mio post che parla anche di Perec e di Vassalli.
Ed ecco una lista delle comparse di Lucernario e dei loro "coup de vie", espressione impiegata qui sulla falsariga di coup de vieux. 
(in questo romanzo non esiste un protagonista: neanche il Condominio lo è).

SILVESTRE = calzolaio. Torace possente, gambe esili. È un uomo che “pensa”. E’ uno dei pochi personaggi di cui Saramago si preoccupa di descrivere con una certa minuzia di particolari l’aspetto fisico.
MARIANA = sua moglie. E' grassa. La sua personalità è un po’ indefinita. I due si amano teneramente, pur non facendosi più illusioni (né più né meno che due ragazzini). A un certo punto decidono di subaffittare e prendono in casa un giovane eccentrico, Abel, a cui poi si affezionano.
ABEL = giovane intellettuale che diventa “amico” del ciabattino e si confida con lui. Poco plausibile la loro relazione, così come la personalità di Abel.
ADRIANA = zittellina di 30/40 anni. Descritta sommariamente una volta per tutte in modo da rasentare quasi il grottesco. Lavora in un negozio. Tiene un diario. E’ segretamente innamorata di un collega.
ISAURA = sua sorella, grande lettrice di romanzi. Camiciaia. Anche lei descritta con due rapide pennellate.
CANDIDA = la madre di entrambe, un po’ succube della sorella, come lei vedova (due vedove che la vecchiaia aveva ormai pacificato). Descritta in modo sbrigativo come una pavida.
AMELIA = sorella di Candida e zia di Adriana e Isaura. E’ una donna che sa imporsi. Nel corso del romanzo verrà presa dalla morbosa curiosità di sapere cosa nasconda la nipote Adriana. Ma alla fine si riscatterà con un gesto di generosità. Le quattro donne vengono liquidate da Saramago come “donne brutte e spente”.
JUSTINA = diabetica, moglie del linotipista Caetano. Anche lei liquidata con due notazioni veloci. Aveva una figlia che è morta giovane di meningite e questo è il suo incubo.
CAETANO = uomo dozzinale (violento e rude). Vivono nel piano di sotto delle due ragazze e delle due vedove. Inspiegabilmente si arrende alla moglie.
ANSELMO = distinto, alto, decorativo, un po’ curvo, calvo, con i baffi. Spierà la figlia e scoprirà che se la intende con un ragazzo.
ROSALIA = moglie di Anselmo, creatura lugubre, come d’altronde il marito.
CLAUDINHA = la figlia, di 19 anni, che cerca un lavoro meglio pagato e si rivolge a Lidia, la cocotte che abita nel palazzo. E sostanzialmente una piccola lolita. Andrà a lavorare per l’amante di Lidia e sarà fino alla fine incerta se accettare o no le sue avances.
LIDIA = più che bella donna, donna sensuale, mantenuta da un industrialotto, il signor Morais. Alla fine i due si molleranno per colpa di un equivoco e il signor Morais farà la corte a Claudinha
CARMEN = la spagnola, sempre scontenta. Deciderà a un certo punto a tornare dalla sua famiglia originaria, portandosi dietro il figlio.
EMILIO FONSECA = il marito detestato, fa il piazzista. Vorrebbe abbandonare la famiglia, ma esita. Quando la moglie se ne va, si stupisce di non provare l’ebbrezza della libertà.
HENRIQUINO = il figliolo di questa coppia “scoppiata”, di sei anni, che a un certo punto si ammala e si invaghisce del padre, che l'ha assistito durante la malattia. Scena madre: il litigio rivelatore fra moglie (Estoy stufa! Estoy stufa…) e marito, con il povero ragazzino che vi assiste. Una scena potente.


Nessun commento:

Posta un commento