lunedì 20 giugno 2016

SE CASANOVA NON CI RINUNCIA





"Non veicolo per essere al mondo, ma ostacolo da superare per continuare ad essere al mondo".
Così, parlando del CORPO, compendia icasticamente Umberto Galimberti uno dei tanti processi di destrutturazione a cui va incontro l'anziano per colpa della idea  negativa di vecchiaia che impera alle nostre latitudini, geografiche e temporali. 
Il tuo corpo, o vecchio, non è più buono per fare l'amore e non è neanche più buono per fare la sua bella figuretta in società. Noi, che vecchi non siamo, ti tolleriamo, bada bene. Ma ci teniamo a debita distanza da te, perché non abbiamo nessuna voglia di metterci nei tuoi panni. Dunque sta contento di esistere e procura di mantenerti (si fa per dire) in salute.

Sarà brutale, sarà impietoso, sarà cinico, ma questo monologo immaginario probabilmente si sviluppa, al dunque, dentro la testa di ogni "non vecchio".
Altrimenti non si spiega l'assenza di comunicazione vera in cui il vecchio, il più delle volte inconsapevolmente, si viene a trovare.
Fate caso a tutte quelle signore, pimpanti di parrucchiere, abbronzate, rumorose, che affollano le località balneari d'estate. Sono sempre in moto da un punto all'altro del village. Cicalano. Tagliano i panni addosso a mezzo mondo. Raccontano vita morte e miracoli della figlia, della nuora, dei nipotini, del genero. Fanno le spiritose con i camerieri dei bar all'aperto dove loro e le loro amiche consumano coppazze di gelato, in barba alla glicemia (tanto prendo la pastiglietta).
Prese in gruppo sono una forza, perché danno da vivere a pensioni, B&B, alberghetti, parrucchiere, baristi, farmacisti, bagnini...
Prese singolarmente sono sono delle clienti moleste, prive di qualsiasi appeal sessuale e sociale, che vivacchiano in un mondo che le sopporta per convenienza e che per convenienza le blandisce.

Chissà se Schnitzler scrivendo, a soli 53 anni, Il ritorno di Casanova (1918) riteneva normale che per colpa della sua vecchiaia incipiente, Casanova, che guarda caso nel racconto ha la stessa età dell'autore, andasse incontro a solitudine, ripiegamento, rinuncia. Cioè sperimentasse  la messa in mora della sua possibilità di intessere un dialogo gratificante, corroborante, ma soprattutto alla pari, col resto del mondo (donne in primis).

Per quanto io conosco Schitlzler sarei portato a dire di sì. Malgrado la sua affinità con Freud, il nostro era in fondo un bigotto e un moralista. 
E perciò, il Casanova, che a 53 anni neanche per un secondo pensò di rinunciare alla bella e giovane Marcolina, ai suoi occhi doveva apparire come un folle velleitario.  

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