Questa è la controdeduzione che produce chi si rifiuta di modificare il proprio stile di vita e soprattutto di mangiare meglio.
Tradotto in parole povere: a che pro dovrei sacrificarmi, mortificando il palato e lo stomaco? Tanto si deve morire comunque e cosa ci guadagno rinunciando a tante cose buone se poi il risultato è sempre quello?
L'insipienza di chi fa queste considerazione è davvero gigantesca. Tanto gigantesca che viene subito il sospetto che ci sia dietro qualcosa.
Di queste persone io ne conosco parecchie e in genere si tratta di persone attaccatissime alle tradizioni e alle abitudini. Sono persone che idolatrano il salame, il tortellino, il caciocavallo, la mortadella, la fiorentina e via di questo passo a seconda della regione di appartenenza.
Piuttosto di modificare di uno spillo abitudini che hanno appreso negli anni si farebbero garrottare. Se vengono a patti, è solo perché glie lo ha detto il medico, quando ormai il danno è stato fatto e hanno scoperto di essere ipertesi, diabetici e quant'altro.
Ma spesso, anche in questo caso la tentazione di trasgredire è troppo forte: tanto c'è la pilloletta che li dispensa dal modificare le proprie dannosissime abitudini.
Un caso tipico è quello del forte fumatore, che non si arrende a volte neanche di fronte all'evidenza di un infarto. Altro caso limite è quello dell'alcolizzato.
In realtà il fumatore e l'alcolizzato sono in buona compagnia. Fanno più scalpore. Subiscono chi più chi meno la condanna sociale. Ma non sono soli affatto. Anzi.
E' consolante quello che dicono le statistiche: il consumo di carne suina recentemente è calato del 20%. Ma il rifiuto ad adottare uno stile di vita più sano è radicato molto in fondo nella psiche di tanti di noi. E non se ne viene a capo leggendo le riviste femminili.
Comunque, per chi volesse documentarsi, consiglio un libro del 2014, abbinato al Corriere della Sera: Carlo Vergani e Giacomo schiavi, Ancora giovani per essere vecchi.
Il primo è un geriatra, il secondo è un giornalista. Il sottinteso di questo libro veramente illuminante potrebbe essere esemplificato dalla seguente frase di Vergani: il passato ci segue sempre!
Un caso tipico è quello del forte fumatore, che non si arrende a volte neanche di fronte all'evidenza di un infarto. Altro caso limite è quello dell'alcolizzato.
In realtà il fumatore e l'alcolizzato sono in buona compagnia. Fanno più scalpore. Subiscono chi più chi meno la condanna sociale. Ma non sono soli affatto. Anzi.
E' consolante quello che dicono le statistiche: il consumo di carne suina recentemente è calato del 20%. Ma il rifiuto ad adottare uno stile di vita più sano è radicato molto in fondo nella psiche di tanti di noi. E non se ne viene a capo leggendo le riviste femminili.
Comunque, per chi volesse documentarsi, consiglio un libro del 2014, abbinato al Corriere della Sera: Carlo Vergani e Giacomo schiavi, Ancora giovani per essere vecchi.
Il primo è un geriatra, il secondo è un giornalista. Il sottinteso di questo libro veramente illuminante potrebbe essere esemplificato dalla seguente frase di Vergani: il passato ci segue sempre!


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