domenica 19 giugno 2016

VECCHI PER FORZA




Sarà ormai evidente a chi segue questo blog (pochissimi, credo, perché il tema è ostico e, a giudicare da Facebook, la gente preferisce occuparsi di cose più amene) che la vecchiaia esiste come fenomeno e come problema perché la si vuol far esistere come fenomeno e come problema. 
A riprova di quanto affermiamo c'è un fatto banale: quando comincia la vecchiaia?
Dal punto di vista strettamente medico non ci sono delimitazioni precise. Sì, è vero, la biochimica cambia, si altera, si impoverisce. Ma non a tutti capita nella stessa misura e nello stesso momento e non si può imputare alla vecchia il fatto di avere una malattia cronica, ad esempio il diabete. Semmai dobbiamo imputalo alla genetica e/o al nostro precedente stile di vita.
Anche la sarcopenosi, ovvero l'indebolimento dei muscoli, imputabile al fatto che dopo una certa età non viene più erogato l'ormone della crescita (somatotropina), non è ineluttabile e può essere efficacemente contrastata. Se lo vogliamo, possiamo benissimo evitare che già a settant'anni le nostre cosce si siano ridotte a stecchini e il nostro addome sia diventato una botticella.

La tesi catastrofistica, fatta propria dallo psichiatra Romolo Rossi, che ha avuto il merito, per quanto mi concerne, di tenere a battesimo questo blog, è dunque solo un punto di vista.

A questo proposito può essere interessante confrontare il punto di vista di Freud con quello di Jung. Il primo, in una lettera a Lou Salomé, confessava sconsolato.

"La rabbia trattenuta consuma una persona o quel che rimane del suo Io precedente. E un Io nuovo non è più possibile crearlo a 78 anni!"

Di ben diverso tenore la cronaca che fa di se stesso Jung, pochi mesi prima di morire, all'età ben più avanzata di 85 anni.

"Quanto più invecchio, tanto più mi colpiscono la caducità e le incertezze del nostro sapere e tanto più cerco rifugio nella semplicità dell'esperienza immediata per non perdere il contatto con le cose essenziali...".




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