sabato 4 giugno 2016

LA MALINCONIA DI VIRGINIA WOOLF






A pagina 174 dell'edizione Einaudi 2002 de The Waves di V. Woolf (traduzione di Nadia Fusini) inizia l'assolo finale di Bernard, uno dei 6 personaggi interloquenti del romanzo.
Ho già descritto a modo mio la struttura di quest'opera che si suole stucchevolmente definire sperimentale.
Posso aggiungere che l'opera è perfetta per interrogarsi sulla vita e sulle sue varie fasi, vecchiaia e morte incluse.

Il monologo di Bernard, che è il personaggio dei 6 specializzato nel raccontare storie e nel farsele ascoltare dagli altri cinque sodali (2 uomini, 3 donne), si situa immediatamente dopo il nono interludio, che è l'ultimo "vero", perché il 10 si limita a dire:  Le onde si ruppero a riva.
In questo interludio Virginia Woolf stranamente abbandona lo scenario che ha dominato nei precedenti interludi (il mare, la spiaggia, una casa al mare...) e introduce uno scenario nuovo, dove delle ragazze sono sedute in una veranda e guardano un paesaggio montano. In questo scenario le onde non sono più le onde del mare, ma sono diventate "ondate di oscurità" e alla fine oscurano tutto, comprese le ragazze in veranda.

E' fin troppo facile interpretare l'avvento della notte sul mondo, lirizzato in questo interludio, non come un banale evento naturale (il sole che tramonta), ma come una metafora della vita che cede il passo alla morte. A differenza degli altri interludi, che hanno raccontato, seppur liricamente, fasi di una giornata collegata ai 6 protagonisti del romanzo, questo nono interludio è come se proiettasse la sua ombra su tutta l'umanità. Scavalcando i confini di una "vicenda", quella del romanzo, che è sì corale, ma che è pur sempre circoscritta a un pugno di persone, residenti in Inghilterra ai tempi della Wolf.

Ma veniamo al punto che ci interessa di più in questo blog: che idea propone Virginia Wolf della vecchiaia per il tramite del suo personaggio "chiave" (chiave perché che Bernard pronuncia il primo e l'ultimo "disse" del romanzo)?

Difficile dare una risposta netta, perché i personaggi di The Waves non  raccontano sé stessi in modo lineare. Epperò Bernard, ormai vecchio e stanco,  dice cose che non fanno pensare né a una resa, né a un declino, né ad altro che in qualche modo evochi quella famigerata Senectus ipsa est morbus che tanta presa sembra avere sull'immaginario. Caso mai quello che dice sembra suggerire la voglia di un cambiamento di passo nella sua narrazione. Perchè il senso della sua vita, giunto a quel punto, Bernard si rende conto che è impossibile raccontarlo con mezzi convenzionali.

Come sono stanco di storie, come sono stanco di frasi che escono così bene, con tanto di piedi per terra! E come non mi fido di quei bei progetti di vita, così precisi, tracciati su un foglio di carta da lettere. Comincio a desiderare un linguaggio a parte, come quello degli innamorati, parole smozzicate, inarticolate, simili allo scalpiccio dei piedi sul selciato.

Bernard rievoca anche in questo soliloquio finale  le varie tappe della sua relazione con i 5 sodali, quasi che la sua vita si riassumesse in questo sodalizio e nella sua evoluzione. E nel far questo sembra insinuare che il vero problema non sia la fine della vita, ma quella che lui chiama a un certo punto l'inesorabilità della vita.

E' questa vita imperfetta che sembra proiettare su tutto la sua melanconica ombra avvolgente. Anche se Bernard conclude il suo dire con un "E' la morte, la morte il mio nemico".

Ma è una chiusa che non convince. E, come le onde che vanno e che vengono, il lettore torna a rileggere da capo tutto il capitolo, nella speranza di cogliere finalmente il bandolo di questa storia liquida.






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