martedì 30 agosto 2016

IL CORPO DELLE DONNE: istruzioni per l'uso





Leggendo il libro inchiesta di Lorella Zanardo, Il corpo delle donne, Feltrinelli, 2010 (più interessante per certi versi del documentario) non si può non convenire che la televisione italiana è volgare, sessista, ingiuriosa, inqualificabile. Dopo di che ci si chiede: ma perché nessuno interviene? E se lo chiede anche l'autrice, anche se non fornisce una risposta circostanziata.

Però il libro ci offre alcuni spaccati di vita vera, che sono già una risposta alla domanda. Come quando la Zanardi rievoca una sua visita a un direttore di una grande azienda. Sulla scrivania una copertina di Panorama con una ragazza nuda e la scritta Toccami. Alle sue spalle il Calendario Pirelli: mese di ottobre, una donna africana nuda. All'ingresso dell'azienda un cartellone pubblicitario con una ragazza sdraiata seminuda.

Io ho bazzicato per anni il mondo dell'azienda e debbo dire che è altrettanto sessista e inqualificabile quanto la televisione.
Solo che la Televisione ha un codice deontologico che proibirebbe lo sfruttamento e il vilipendio del corpo femminile. 
Ma questo codice non viene rispettato e... nessuno interviene!

Il trait d'union è la becera cultura dei maschi italiani: cultura da bar sport, da officina meccanica rivestita di calendari di maggiorate... e prima ancora, cultura da caserma e da bordello fascista.
Al primo incontro, fra maschi, in un'azienda, ci si saggia subito con qualche battuta salace. Il capo dà quasi sempre il "buon" esempio e gli altri... a seguire. Battute sulle donne (o contro le donne). Battute a volte sulle colleghe (o contro le colleghe).
I primi tempi, io non capivo perché su un'ora di riunione, venti minuti andassero sprecati in convenevoli pecorecci. Usanza tipica del commerciale. Ma non esclusiva del commerciale. Poi l'ho capito: vilipendere il corpo delle donne era una tecnica per mettere a proprio agio gli altri maschi presenti. Per auto ringalluzzirsi e ringalluzzire i presenti tramite una affermazione di orgoglio guerriero.

Questo atteggiamento è trasversale. Riguarda la destra, come la sinistra. Il manager anziano e il pischello. Dalle aziende si diffonde come un fumo tossico nelle palestre, nei giornali, nelle agenzie pubblicitarie, nei consigli comunali, nei consigli d'amministrazione, nelle redazioni e, per l'appunto, negli studi televisivi.


In questa faccenda il sesso, il piacere erotico, la bellezza non c'entrano niente. Si può essere cultori dell' up skirt (e io sono fra quelli), cioè si può essere un po' (o un po' tanto) guardoni e feticisti e ciononostante mantenere "segreta" questa predilezione, evitando che offenda le esponenti dell'altro sesso.
Alla stessa maniera, si può essere ragazze un po' esibizioniste, orgogliose dei propri attributi - sagacemente diffusi per il corpo -si può tentare di usarli come armi di seduzione e, ciononostante, non essere delle veline o delle olgettine.
Cioè dei corpi giovani venduti al guardone di turno.

Qui c'entra la foia tutta di testa e, per giunta, esibita socialmente, dei latini (non siamo solo noi italiani a sezionare in televisione il corpo delle donne. Andate a vedere per cortesia su Youtube i programmi di intrattenimento brasiliani sulla biancheria intima per donne e poi mi sapete dire).
Una foia mentale e di cricca a cui raramente corrisponde una baldanza erotica de facto. La stessa foia mentale immortalata dai film di Federico Fellini e dall'avanspettacolo di Macario. Una foia che il passare dei decenni non ha attenuato o decantato. E lo comprova (per la Francia questa volta), la magistrale letteratura di Michel Houellebecq sul fresco corpo giovane e sul corpo che, ahimè, ha oltrepassato la giovinezza.

Un'occasione grossa l'abbiamo persa, noi Italiani. E l'abbiamo persa quando i signori padri e le signore madri non hanno avuto la sensibilità di contestare lo spettacolo messo su da Gianni Buoncompagni e Irene Ghergo: Non è la RAI (1991-1995). 




Contro questa trasmissione "oscena", di un lolitismo al limite dalla pedofilia, non si è scagliato quasi nessuno, nell'area laica. A parteVasco Rossi e Telefono Azzurro.


"Qui (in televisione) la donna è considerata a tutti gli effetti un essere inferiore: viene delegata a incarichi d'importanza minima... ed è costretta a farlo in modo mostruoso, cioè con femminilità. Ne risulta una specie di puttana che lancia al pubblico sorrisi di imbarazzante complicità e fa laidi occhietti". (Pier Paolo Pasolini, 1972)





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