sabato 13 agosto 2016

UN ESPERTO DI VECCHIAIA: HOUELLEBECQ

Ho cominciato dal romanzo più ovvio: Soumission (2015). Poi sono tornato indietro: La possibilité d'une ile (2005) e Les particules élémentaires (1998).
Ovviamente ho colto l'aspetto che più mi interessa : la (tragica) FINE della GIOVINEZZA. Battutaccia: l'aspetto di Houllebecq sembra confermare in pieno una delle sue tesi di fondo, che cioè dopo i quarant'anni non ci sia più speranza. 



In vita mia non ho mai visto un sessantenne più devastato di lui. Forse perché è un tabagista. Forse perché ha vissuto "male" (ma le cronache non confermano questa supposizione). Fatto sta che Houellebecq più di chiunque altro sembra inpersonificare l'usura del corpo. E a guardarlo (e a leggerlo) ti viene istantaneamente l'istinto di correre in palestra. Anche se lui non fa sconti e sembra pensare che non vale proprio la pena di tentare alcunché. Svoltato l'angolo della giovinezza, è inutile farsi illusioni. Qualunque cosa tu faccia, sei spacciato.

Mi rendo conto che non si dovrebbe parlare in modo così frivolo e scanzonato di un "grande" autore.
Ma lo è, poi, un grande autore?
La mia reazione istintuale di lettore di lungo corso dice di sì. Con lui ho fatto quello che non ho mai fatto con nessun altro autore di romanzi: prendere la penna e sottolineare le sue frasi ad effetto, le sue massime. Sarà che Houellebecq non si limita a raccontare. Lui racconta e argomenta. Argomenta e racconta. 
Ma, attenzione, le due cose si intrecciano perfettamente.
Il francese non è di quegli scrittori (e ce ne sono stati tanti) che interrompe la narrazione per inseguire una digressione qualsivoglia. Filosofica, di costume, anedottica o che dir si voglia.
No! Lui fa diventare l'argomentazione carne e sangue della storia. E non ha importanza che a spararla grossa sia lui, l'AUTORE, o uno dei suoi personaggi. Ciò che conta è che il pugno, da qualunque parte provenga, arrivi a centrarti in pieno nel mezzo dello stomaco.

Non so come possa giudicarlo un giovane questo catastrofico romanziere saggista. Non ho la minima idea di come possa, per esempio, reagire una lolita di 15 anni a leggere i suoi pensieri tristi sulla vita, sulla bellezza, sul desiderio del corpo etc. etc. Forse una lolita manco lo legge Houellebecq. Forse una lolita o non legge o legge storie un po' più commerciali.
Io sono più vecchio di lui e cosa passi nella testa di una lolita non lo immagino proprio, anche perché non ho figlie e, va da sé, non ho amanti adolescenti.
So vagamente cosa passa nella testa di un settantenne e debbo dire che Houllebecq per uno della mia età può essere altamente contagioso. In fondo le cose che dice sono abbastanza "vere". E anche se non sono "vere" fino in fondo, ciò che chiunque capisce subito è che non ha senso contestargliele. Houellebecq è sicuramente in buona fede e le sue considerazioni val la pena di prenderle per buone anche solo per lo spazio di un minuto.

Poi, magari, conviene riandare a leggerle un suo conterraneo e soffermarsi più costruttivamente sulla epimeleia heautou di cui discetta Michel Foucault nelle sue ultime lezioni al Collège de France.






Nessun commento:

Posta un commento