mercoledì 13 luglio 2016

EMOZIONI (barra) SENTIMENTI


Non è il primo scritto dedicato allo spettacolo della contemporaneità (ovvero alla contemporaneità come spettacolo). Ma probabilmente sarà uno dei libri meno letti in Italia, perché l'editore Nottetempo di Roma ne ha tirate un numero risibile di copie e io stesso ho fatto fatica a procurarmelo, a soli due giorni dalla recensione di Ezio Mauro su La Repubblica del 30 giugno.


Esatto, stiamo parlando di Psicopolitica di Byung-Chul Han, filosofo sud-coereano di lingua tedesca e docente a Berlino.
A me di primo acchito questo saggio breve ha fatto venire in mente Zygmunt Bauman e il suo ultimo libro, Per tutti i gusti. La cultura nell'età dei consumi (Laterza 2016). Ma mi ha fatto venire in mente anche Guido Mazzoni, I destini generali, Laterza 2015 e, perché no, Giuseppe Di Giacomo, Arte e modernità (una guida filosofica), Carocci 2016.
Troppo lungo analizzare i punti di contatto, le filiazioni, le derivazioni. E poi ci vuole una competenza che mi manca, da filosofo innanzitutto.
A naso, però, un denominatore comune c'è e non è difficile da cogliere.
Il più esplicito nel dichiarare la materia del suo contendere è Han, che sottointitola il suo saggio Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere.  Sullo sfondo si proietta l'ombra di Foucault. Ma è l'ombra di un filosofo che si è fermato sulla soglia del problema, perché non ha studiato il neoliberalismo e quindi ha continuato a ragione in termini, diciamo così, non di persuasione occulta ma di repressione.
Anche Di Giacomo, docente di estetica a Roma, muovendosi su tutt'altro versante e prendendo le mosse da Adorno, approda su sponde quasi contigue a quelle di Han, perchè conclude il suo bel saggio definendo la contemporaneità come era del capitalismo estetico: un capitalismo che, come il capitalismo delle emozioni di Han, fa sognare e fa divertire.  
Non soffermiamoci su Z. Bauman, perchè l'opera di questo anziano sociologo polacco di origine ebraica è abbastanza nota.
Mazzoni, critico letterario, invece, si occupa della metamorfosi antropologica prodotta nella psicologia collettiva dal post moderno e arriva a conclusioni che probabilmente non dispiacerebbero ad Han: Oggi gli essere umani vogliono passare il tempo curando i propri affetti e inseguendo le proprie mete personali, le proprie costruzioni ausiliari, i propri dada... 

Ma cosa c'entra questo blog, dedicato all'anziano (e al suo contraltare: il giovane) con tutti questi libri e con questo genere di considerazioni?

C'entra se andiamo a leggere un capitolo in particolare del libricino di Han ed è quello che si intitola Il capitalismo dell'emozione (come si vede il tema ritorna insistente).
E' un capitolo che sostanzialmente opera delle distinzioni: emozione, affetto, stato d'animo, sentimento. Di alcune si può dire che durano, che sono degli stati costanti. Di altre si deve dire invece che non hanno andamento narrativo, che sono delle polluzioni estemporanee.
Naturalmente la contemporaneità esalta le emozioni perché queste "scariche immediate" sono tipiche della comunicazione digitale e sono funzionali al capitalismo del consumo. Che "capitalizza emozioni", cioè fa leva sulle libere soggettività, relegando ai margini la razionalità, che non è abbastanza volatile e relegando ai margini anche i sentimenti.




Possiamo in conclusione dire, forzando la mano ad Han, che il vecchio, legato a una cultura disciplinare, osteggia le emozioni e si trova più a suo agio con i sentimenti. Mentre il giovane è di casa nel flusso accelerato delle emozioni.
Fateci caso: in Facebook non trovano spazio i ragionamenti. In Facebok trovano spazio gli emoticon. 
In questo tema si addentra il "raccapricciante" romanzo di Michel Houellebecq, La possibilità di un'isola, Bompiani 2005.

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