lunedì 4 luglio 2016

LA VIOLENZA è per caso CRESCIUTA, di RECENTE?

Il tema della violenza ci sta prendendo la mano e a poco a poco ci stiamo dimenticando che questo blog è nato da una lectio magistralis molto discutibile dello psichiatra Romolo Rossi sull'uomo anziano (citata su Facebook da Lorenzo Leone).
Ma niente paura.
Trattando l'anziano ci siamo resi conto, su suggerimento di Umberto Galimberti, che non è possibile farsi un'idea di come venga considerato oggi l'anziano senza aver prima compreso a fondo come venga considerato oggi il giovane.
E seguendo la pista del giovane, che per la mitologia contemporanea vuol dire soprattutto corpo giovane, siamo arrivati senza neanche accorgercene alla violenza di genere (dell'uomo sulla donna in quanto tale) e poi alla violenza organizzata. Quella della criminalità, che recluta la sua manovalanza o le sue prostitute fra i giovani. E quella dei terroristi e degli apparati repressivi, che si accaniscono entrambi sui giovani. Siano essi blogger (Bangladesh), manifestanti (Messico), periodistas (ovunque), ragazzi di colore che tornano a casa (USA) tossici come Stefano Cucchi (Italia), ricercatori come Giulio Regeni (Egitto) o semplicemente nottambuli come i ragazzi del Bataclan (Francia).

Tornando alla violenza, viene spontaneo chiedersi se nel mondo d'oggi, rispetto a un tempo, ce ne sia, per caso, di più di violenza. O ce ne sia di meno.
La cronaca recente indurrebbe a credere che la violenza sia schizzata alle stelle. Ma la memoria (storica) ci suggerisce di andar cauti e di non tirare conclusioni affrettate.



Un libro che in questo senso ce la sentiamo di consigliare è La violenza dentro di noi e attorno a noi di Vittorino Andreoli (1993).
Un po' vecchiotto, forse. E non sempre rigoroso. Ma siccome è arricchito di molti esempi tratti dalla storia (il che non significa che adotti un metodo d'analisi storica), può servire a ridimensionare l'idea che ci sia in corso una epidemia di violenza senza precedenti.


"Prima della conquista i Messicani erano venticinque o trenta milioni. Dopo un secolo dallo sbarco degli Spagnoli, verso il 1620, sono un milione e seicentomila. L'invasione spagnola ha cancellato un mondo: uomini, dèi, lingua, cultura". (pag. 137)
"I Francescani, non avendo ottenuto conversioni spontanee, pensano di distruggere con decisione gli idoli dei Navajos e di indire una vera e propria crociata. Entrano nei villaggi con la forza e impongono la croce: la conversione o la morte. Se qualcuno recalcitra viene legato a una colonna sulla piazza della chiesa e frustato, o addirittura ucciso". (pag. 139)

Come si vede, sono cambiati gli attori del dramma:  gli aguzzini e le vittime. Ma il bilancio è in rosso oggi.  Come lo era prima.
Nel cinque/seicento, agli albori dell'Europa moderna, gli aguzzini eravamo noi, i cristiani (soldati e monaci) e le vittime erano i nativi pagani delle Americhe, dell'Africa, dell'Asia, dell'Oceania. Oggi le vittime stiamo diventando noi, la gente comune. E gli aguzzini sono le Organizzazioni (criminali, terroristiche) e gli Stati.



Storia vecchia, a ben vedere. Perché la violenza che si accanisce sui civili è una specialità del secolo scorso (dal genocidio degli Armeni ai bombardamenti aerei delle città).
Sì, storia vecchia. Ma anche storia nuova. Perché oggi sono in corso cambiamenti sostanziali di copione e non ci si accanisce più solo sugli avversari politici o sulle minoranze etniche. 
Oggi, a correre seri rischi, sembrerebbe, sono i diritti umani stessi.
Le recenti vicende turche hanno purtroppo confermato in pieno questa constatazione. E la Turchia non è in un altro emisfero. La Turchia è alle porte dell'Europa. La Turchia rischiava persino di entrare a far parte dell'Europa!


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