domenica 10 luglio 2016

VECCHI e GIOVANI non hanno la STESSA MEMORIA

Sto per dire una cosa ovvia. Ma certe volte sono proprio le cose più ovvie quelle a cui non facciamo abbastanza caso e  magari invece sono quelle che contengono una importante verità.
Io e due mie amiche abbiamo in questi giorni intavolato una sorta di gioco su facebook. Apparentemente un gioco stupido (dimmi che trovi più bella: Jennifer Lopez o Virginia Woolf?). In realtà il gioco mirava a evidenziare la diversa percezione della bellezza che hanno l'uomo e la donna.
Ma per il ben noto principio dell'etorogenesi dei fini (conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali) il nostro gioco ha messo in luce un'altra verità, che nessuno avrebbe previsto.
Di fronte alle foto abbinate di Carmelo Bene giovane e di Jean Louis Trintignant e Vittorio Gassmann in Il sorpasso, una delle mie amiche ha riconosciuto Carmelo Bene, ma non ha riconosciuto Trintignant. L'altra, leggermente più giovane, non ha riconosciuto nessuno dei tre.



La scelta delle tre effigie l'avevo fatta io e nel farla manco mi era passato per la testa che stavo dialogando con persone di circa 30 anni più giovani di me. Per me, che da giovane avevo visto Z-l'orgia del potere (1969) e poi il Conformista (1970) e prima ancora Un uomo, una donna (1966), Jean Louis Trintignant era una cara presenza. Una presenza ovvia, come quella di Federico Fellini. 
Per quanto riguarda Carmelo Bene le cose stanno in maniera un tantino diversa. Il suo primo film Hermitage è del 1968. Ma Carmelo Bene è artista d'elite. Si può essere un baby boomer  come me e non conoscerlo minimamente. Esattamente come solo una minoranza (ancora più scelta) conosce Michelangelo Pistoletto, uno dei protagonisti dell'Arte povera (1969).



Beh, la prima cosa che ho pensato è stata: cosa può significare essere un individuo a cui manca un "certo" retroterra. Un individuo che, per quanto riguarda i fondamentali anni '60 e '70, ha nella testa il vuoto?
Beninteso, Trintignant non è Alessandro Manzoni! Ma mentre il Manzoni ce l'hanno fatto studiare a scuola (e mi dicono  che lo studiano anche ora), Trintignant è stata una libera scelta. Appartiene a quella comunanza di sangue che noi allora avevamo con la cugina latina, la Francia. Appartiene a quella cultura che cantava El pueblo unido jamàs serà vencido.
Pensare che si possa vivere ignorando queste cose, a me vecchio mi sembra una cosa da pazzi.
Naturalmente so di dire una bestialità. E però penso che è strano che si vada a vedere Boccioni e Balla al Museo del Novecento a Milano e che magari non si siano mai visionati i film di Carmelo Bene, che pure sono disponibili su Youtube.

I giovani anche loro (quando ce l'hanno) hanno una cultura. E in certi settori è sovrapponibile alla mia. Anche se sono giovani, hanno letto probabilmente Proust. Anche se sono giovani, non ignorano chi siano i futuristi.
Ma al di là di alcuni fondamenti culturali che abbiamo in comune, la loro formazione  - va da sé - ha percorso altre strade.
Non metto in dubbio che i loro siano percorsi altrettanto validi. A me vecchio (e per forza di cose nostalgico) vien da dire:  gli manca qualcosa. Poi in parte mi ricredo, perché gli strumenti che mette a disposizione la contemporaneità li apprezzo e li uso anch'io (come la formidabile wikipedia)
Fatto sta che il loro museo personale è affollato di cose che io ignoro totalmente. E che il mio museo personale è affollato di cose che loro ignorano in gran parte.
Ogni museo corrisponde a una stagione e ogni stagione ha un suo senso. Kurosawa è stato grande per noi. Era una boccata d'aria pulita in un mondo intossicato. Mi chiedo se un trentenne di oggi abbia mai visto un suo film.
A questo servono i musei, le cineteche, le biblioteche: a perpetuare un passato, affinché non vada perso per sempre. Certo, vivere la stagione di Kurosawa e conoscerla attraverso una serata in cineteca sono due cose profondamente diverse. Eppure la serata in cineteca ha il merito di far capire, a chi è nato "adesso", che è esistito un IERI, e che questo ieri si situa appena dietro l'angolo e contiene un'altra sensibilità, un'altra cultura. Dalla quale non si può totalmente prescindere, pena il rischio di vivere nella condizione dell'orfano.
La nostra contemporaneità ha zittito i nonni, relegandoli in un arido silenzio. In questa maniera ha però anche zittito gli antenati. E non bastano le lodevoli iniziative di musei e associazioni culturali. Esse colmano quel vuoto di passato, che rischia di metterci sullo stesso piano di quei barbari che distruggono le vestigia dell'antichità. Ma lo colmano solo in una maniera minima. E soprattutto lo alterano condendolo in maniera da renderlo appetibile ai palati moderni (i fantasmagorici eventi museali in stile Expo).
Ben diverso l'aver preso appunti, come facevo io nel '66, dalla viva voce del vecchio Mario Fubini, che ti faceva magistrali lezioni su Leo Spitzer e che ti trasmetteva con le sue parole il sapere crociano di una intera generazione. 
Senza passato, il presente,  per quanto brillante e stimolante, è ben povera cosa. Possiede e propone una sola dimensione. E' come quegli scenari dei film di fantascienza in cui esistono solo gli ziggurat del Grande Fratello.





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