Nel sito dell'ISPI non ho trovato nessun accenno alla violazione dei diritti dell'uomo che si perpetuano in molti stati. Spesso a danno dei più giovani. E che in taluni stati, come ci spiega Amnesty International, sono quasi uno stile di governo. Gli studiosi di politica internazionale si occupano di terrorismo, ma non spingono lo sguardo dentro le caserme della polizia e dell'esercito.
La connivenza fra apparati statali e organizzazioni criminali è un aspetto particolarmente inquietante di questa emergenza e in certi stati (come il Messico) è nota da tempo.
Ciudad Juarez, si sa, è una delle città più violente del mondo. Non a caso, perché si trova al confine con il Texas.
Le bande dei narcotrafficanti vi spadroneggiano.
Ma Ciudad Jarez ha un altro triste primato: i femminicidi seriali che alla fine degli anni '90 hanno fatto strage di ragazze e in particolare di operaie delle maquiladora: si contano 4.500 ragazze sparite e 400 cadaveri rinvenuti. Opera probabilmente dei signorotti della droga e dei loro amici altolocati.
Un capitolo del romanzo di Roberto Bolagno, 2666, è interamente dedicato a queste sparizioni e a questi omicidi. Su di essi è stato fatto anche un film (nel 2006), con Jennifer Lopez e Antonio Banderas: Bordertown.
Naturalmente questi delitti sono rimasti impuniti.
Le scarpette rosse, che sono diventate il simbolo dell'omicidio di genere, sono state impiegate per la prima volta come silenziosa testimonianza dall'artista messicana Elina Chauvet nel 2009, proprio in memoria delle ragazze di Ciudad Juarez.
Ma la cronaca più recente getta una luce ancora più sinistra su questa città messicana e sui nessi che intercorrono fra la violenza organizzata della criminalità, la violenza organizzata degli apparati statali e la violenza organizzata dei terroristi. Secondo l'osservatorio sulla legalità Judicial Watch, a Ciudad Juarez di recente sarebbero sbarcati miliziani dell'ISIS, ospiti dei cartelli della droga. Scopo della "visita", organizzare con la complicità dei narcotrafficanti incursioni negli States.
Si tratta adesso di vedere se l'ISPI vorrà tener conto di questo aspetto e magari gettarà lo sguardo, una volta tanto, oltre la siepe.
La connivenza fra apparati statali e organizzazioni criminali è un aspetto particolarmente inquietante di questa emergenza e in certi stati (come il Messico) è nota da tempo.
Ciudad Juarez, si sa, è una delle città più violente del mondo. Non a caso, perché si trova al confine con il Texas.
Le bande dei narcotrafficanti vi spadroneggiano.
Ma Ciudad Jarez ha un altro triste primato: i femminicidi seriali che alla fine degli anni '90 hanno fatto strage di ragazze e in particolare di operaie delle maquiladora: si contano 4.500 ragazze sparite e 400 cadaveri rinvenuti. Opera probabilmente dei signorotti della droga e dei loro amici altolocati.
Un capitolo del romanzo di Roberto Bolagno, 2666, è interamente dedicato a queste sparizioni e a questi omicidi. Su di essi è stato fatto anche un film (nel 2006), con Jennifer Lopez e Antonio Banderas: Bordertown.
Naturalmente questi delitti sono rimasti impuniti.
Le scarpette rosse, che sono diventate il simbolo dell'omicidio di genere, sono state impiegate per la prima volta come silenziosa testimonianza dall'artista messicana Elina Chauvet nel 2009, proprio in memoria delle ragazze di Ciudad Juarez.
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| (Elina Chauvet) |
Ma la cronaca più recente getta una luce ancora più sinistra su questa città messicana e sui nessi che intercorrono fra la violenza organizzata della criminalità, la violenza organizzata degli apparati statali e la violenza organizzata dei terroristi. Secondo l'osservatorio sulla legalità Judicial Watch, a Ciudad Juarez di recente sarebbero sbarcati miliziani dell'ISIS, ospiti dei cartelli della droga. Scopo della "visita", organizzare con la complicità dei narcotrafficanti incursioni negli States.
Si tratta adesso di vedere se l'ISPI vorrà tener conto di questo aspetto e magari gettarà lo sguardo, una volta tanto, oltre la siepe.


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